
A partire dall'autunno dell'a.a. 24/25 prendono il via le attività dei laboratori di sintesi finale del corso di laurea Triennale in Design. I laboratori sono strutture informali a guida dei docenti di design del corso – che di questo compito si fanno carico in forma volontaria – a supporto degli studenti impegnati nell'realizzazione dell'elaborato di fine carriera (già noto in passato come... Tesi di Laurea). Obiettivo dei laboratori è offrire una guida alla popolazione studentesca, cercando contestualmente di ottimizzare energie e risorse per il raggiungimento di un risultato importante costituito da un'esercitazione che rappresenti una sintesi esauriente del loro percorso formativo Triennale.
I laboratori, che si organizzeranno indipendentemente sul piano dell'organizzazione interna, delle regole di partecipazione e della forma didattica, si articolano in serie di temi di riferimento, sui quali l'interesse dei proponenti si intreccia con la loro capacità di offrire un supporto efficace ai partecipanti.
A partire da questi principali indirizzi sarà possibile prevedere ulteriori articolazioni, come anche interazioni e intrecci verso altre aree tematiche. Non sono poi da escludere interazioni con soggetti altri, che possano seguire le ricerche come 'co-relatori'. Il coinvolgimento di soggetti esterni (“enti, aziende, artigiani, iniziative imprenditoriali”) è anzi del tutto auspicabile.
Il laboratorio è dunque idealmente il punto di atterraggio di un percorso che va maturando nei tre anni…e che si intreccia alle traiettorie – per esempio dei workshops interclasse – imboccate nel corso dei tre anni, e/o all'individuazione di un tirocinio mirato, da incrociare proprio con l'elaborato finale.
I laboratori possono quindi essere viste come strutture, 'spazi' di comunità in cui le candidate e i candidati si confrontano con sé stessi e con i propri relatori, presentando – al grado di elaborazione cui il loro lavoro si trova via via – gli sviluppi dei loro sforzi. Ma anche confrontandosi con il come altre/i stanno lavorando. Ai laboratori saranno probabilmente invitati esperti – a fare lezione, a partecipare alle revisioni, ad avanzare suggerimenti e direzioni di lavoro.
Il laboratorio, ognuno dei quali si organizzerà indipendentemente, si articola idealmente in incontri periodici, la cui frequenza può variare in funzione del periodo dell'anno. Gli incontri possono essere plenari – comuni a tutti o a più laboratori per le comunicazioni più generali – e specifici di laboratorio.
Man mano che ci si avvicina alla scadenza finale, ci saranno molto probabilmente incontri/revisioni su appuntamento ad personam.
Da incontri ogni tre settimane/un mese a più fitti, in determinati periodi dell'anno (idealmente tra marzo e novembre…in preparazione delle sessioni). Presenteremo in via generale l'offerta dei laboratori di sintesi nelle prossime settimane. A questa prima introduzione faranno seguito le presentazioni dei singoli laboratori. Successivamente sarà possibile candidarsi a seguirne i lavori (secondo le modalità che ogni singolo laboratorio fisserà e che saranno a breve rese note).
La partecipazione attiva ai laboratori per lo sviluppo dell'elaborato finale, da diritto al riconoscimento di CFU liberi, ed è assimilato a quelli a ciò previsti al 3° anno. Per questa ragione, questa partecipazione dev'essere continuativa e attiva.
Nicolò Ceccarelli, Nađa Beretić, Sara Vignoli
Exhibit design, Engagement design, Information design, Heritage, Animazione, Design e artigianato
Architetture informative rimanda a un felice termine di Richard Saul Wurman, architetto e poi influente designer dell'informazione (è uno dei fondatori, nel 1984, degli eventi TED), che per primo, proprio con questa definizione, tratteggiò l'esteso territorio che abbraccia il campo, e le professionalità, del progetto dell'informazione.
Il laboratorio non si articola su una tematica principale ma abbraccia più filoni:
exhibit design; design informativo e progettazione di architetture di informazioni; comunicazione audiovisuale, animazione; gamification, engagement ludico; design e artigianato; design per il territorio; heritage design.
Questi gli indirizzi principali del laboratorio, che non escludono però di poter lavorare su altre aree, o su loro intrecci: un progetto di esposizione sull'artigianato…un progetto di 'animazione' informativa a lato di un'esposizione, potrebbero per esempio essere ugualmente interessanti e funzionare perfettamente.
Non è poi da escludere la possibilità di interazioni con soggetti altri coinvolti come 'co-relatori', tipicamente, quando il lavoro che si affronta tocca tematiche, aspetti tecnologici specifici, ecc. che richiedono un supporto specifico…
Il coinvolgimento di soggetti esterni – enti, aziende, artigiani, iniziative imprenditoriali – è anzi del tutto auspicabile.
Matteo Moretti
Digital design, Social design, Data storytelling
Il termine si riferisce a esperienze progettate per informare il pubblico su tematiche complesse utilizzando media digitali, combinando design dell’informazione, user experience e interaction design.
L’obiettivo principale è rendere le informazioni più accessibili, promuovendo nuove forme di cittadinanza attiva. Questi progetti possono essere sviluppati attraverso video, animazioni o soluzioni digitali e phygital.
Il laboratorio offre lezioni dedicate all’information experience e prevede sessioni di revisione individuali per lo sviluppo del progetto finale, che richiede una documentazione dettagliata e riflessioni critiche.
Sono incoraggiati progetti collaborativi con aziende o organizzazioni, così come l’integrazione di esperti esterni e altri docenti.
Marco Sironi
Design del prodotto, Design e luoghi, Fare-pensare
Il lavoro inizia dalla presa di coscienza del rapporto che ci unisce alle cose: non come oggetti inerti, ma strumenti, segni, supporti delle infinite pratiche di vita che a loro volta ci segnano, ci fanno essere “le cose che siamo”.
Propongo un “design delle cose” per distaccarci dall’accezione “produttiva” o “produttivistica”, e per inaugurare un modo di progettare che sia esercizio di ascolto attento alle condizioni dell’intorno in cui ci troviamo a operare; capace di cogliervi le sollecitazioni, le occasioni, gli innesti per azioni di progetto utile, o necessario.
L’attenzione va alle realtà produttive, alle risorse latenti e da riscoprire, ai saperi incarnati nel fare e nelle abitudini di tutti: i modi d’uso del mondo, l’intreccio tra fare e pensare sono le guide sottili che ci accompagnano dentro l’inestricabile complessità dei fattori culturali – produttivi ed economici, ecologici e sociali – per rinnovare ogni volta la domanda sul senso del fare progetto. Per inoltrarsi ancora e ancora nell’intrico delle contraddizioni che segnano l’epoca presente, e che con sempre maggiore urgenza chiamano in causa l’intervento responsabile del designer, ridefinendone il ruolo e la figura.
Vuoi iscriverti? Parti da qui! Oppure scopri perchè studiare ad Alghero, i e le materie del piano di studi.